Intendiamo, per bioenergia, l’energia termica che ricaviamo dall’utilizzo delle biomasse. Le biomasse sono composte da materiale organico vegetale, per cui si tratta di un energia rinnovabile e anche “pulita“. Le virgolette sono d’obbligo dato il fatto che il processo mediante il quale si ottiene energia termica prevede la combustione della risorsa (il cui calore viene utilizzato per alimentare una dinamo), per cui effettivamente si hanno emissioni di anidride carbonica (CO2) in atmosfera, ma nel bilancio complessivo esse compensano la quantità di CO2 stoccata dalla pianta d’origine durante il suo ciclo di vita. Tale compensazione non vale per l’energia ottenuta dalla combustione delle ecoballe (si tratta di balle di rifiuti non differenziabili pressate, conosciute anche con l’acronimo CDR -Combustibile Derivato da Rifiuti), dalla cui combustione si può ricavare energia termica all’interno dei termovalorizzatori. Non cataloghiamo quest’ultima fra le bioenergie, in quanto non pulita.

L’energia termica che si ricava può essere utilizzata per la produzione di elettricità, o anche per fornire calore per il riscaldamento domestico. L’ulteriore processo, anch’esso emissivo, mediante il quale si ottiene energia dalle biomasse è la digestione, la quale punta ad ottenere biocombustibili i quali, come tali, determinano la possibilità di ottenere energia termica dalla loro successiva combustione.

In questa sezione abbiamo fatto esplicito riferimento alle biomasse come fonte di origine vegetale, ma i processi tecnologici di produzione di energia possono essere estesi a tutti i residui organici (cioè a base di carbonio) prodotti dalla nostra società: frazione organica da raccolta differenziata, reflui civili, deiezioni da allevamento…Tutto ciò è in grado di alimentare una centrale a biomasse.

FOCUS: LA COMPOSTIERA

Non c’è solo energia elettrica da ricavare: la frazione organica degli RSU può essere trasformata in fertilizzante organico (compost grigio), da utilizzare in agricoltura. Sfruttando la nostra frazione di rifiuti organici domestici siamo i grado di ricavare, anche da soli, compost di qualità (verde, se usiamo solo scarti dei giardinaggio o misto se aggiungiamo anche i rifiuti di origine alimentare) attraverso la costruzione di un apposito “impianto tecnologico” : la compostiera.

Il compost è humus, cioè un “terriccio” ricco di sostanze che arricchiscono il terreno chiamato ad ospitare specie vegetali. In esso abbondano composti a base di Carbonio (C) ed Azoto (N). Si ottiene costituendo un “cumulo” di rifiuto organico, periodicamente aerato per permetterne la digestione aerobica da parte dei batteri che scindono le molecole complesse.

Nella composizione del cumulo un fattore fondamentale è il bilancio fra Carbonio e Azoto che permette la vita dei microrganismi utili alla decomposizione. Troppo Azoto provoca cattivi odori, mentre troppo Carbonio rallenta il processo. Una regola semplice da tenere è quella di bilanciare la quantità di materiale “verde” ricco di azoto (erba sfalciata, scarti freschi di orto e cucina) e materiale “marrone” che apporta soprattutto carbonio (foglie secche, paglia, ramaglie cippate, segatura).

Il cumulo non deve essere secco ma neppure umido stagnante. Per misurare l’umidità del cumulo si può usare il metodo del pugno: basta stringere nella mano un po’ di materiale e verificare quanta acqua esce. L’ideale è che rilasci un po’ di umidità, se resta completamente asciutto è troppo secco, se invece gronda acqua troppo umido.
Con il cumulo troppo bagnato si interviene aggiungendo materiale secco (ad esempio paglia), se si secca troppo è utile bagnarlo.

Il cumulo deve essere periodicamente rivoltato per ossigenare e miscelare il materiale, è un’operazione molto semplice che si può eseguire con un forcone, conviene rivoltare il cumulo 2-3 settimane dopo aver aggiunto materiale fresco e poi farlo ogni 2/5 mesi a seconda del clima e delle dimensioni del cumulo.

Esistono, a seconda dei tempi di maturazione, diversi tipi di compost:

  • il compost fresco (dai 2 ai 4 mesi nel caso di compostaggio con il cumulo) è ancora in corso di trasformazione. Essendo ancora ricco di sostanze nutritive è ottimo come fertilizzante e per la crescita delle piante. Bisogna stare, attenti ad applicarlo direttamente alle radici perché questo compost è ancora poco stabile.
  • il compost pronto (dai 5 agli 8 mesi), invece, è stabile, in quanto il processo di decomposizione non produce più calore. Può essere utilizzato in orti o giardini come fertilizzante prima della semina o del trapianto;
  • il compost maturo (12/18 o 24 mesi) è quello in assoluto più stabile. Dunque, è il meno adatto come concime. E’ però perfetto a contatto diretto con le radici o i semi e come terriccio per le piante in vaso o anche in caso di risemine e rinfittimenti di prati.